Per le missioni Portolano chiede “forze ad altissima prontezza operativa”

Roma - Luciano Antonio Portolano

ROMA (ITALPRESS) – Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha fatto il punto di situazione sulle missioni internazionali delle Forze Armate italiane per il 2025 nel corso dell’audizione di fronte le Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame congiunto della Deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata il 19 febbraio scorso.

Una relazione analitica su quanto fatto nel 2024 anche al fine di giustificare una proroga delle missioni internazionali in corso e gli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione nelle aree di interesse per l´anno 2025. Il generale ha evidenziato due esigenze: “Sostenere la dimensione collettiva della sicurezza in ambito euro-atlantico e disporre autonoma capacità difensiva del territorio nazionale in un contesto di crescente ipercompetizione internazionale”. Per tenere fede agli impegni dettati dall’Alleanza per garantire prontezza di risposta in caso di crisi, saranno necessarie “forze ad alta e altissima prontezza operativa”, ha sottolineato il Capo di Stato Maggiore della Difesa riportando i numeri della scheda contenuta nella Delibera che prevede “una forza massima di 2.867 unità, 339 mezzi terresti, 4 navali e 15 aerei in grado di gestire eventuali situazioni emergenziali e le esigenze operative Nato”.

Questo per quel che riguarda la prontezza di intervento. Attualmente l’Italia, con le sue Forze Armate, è impegnata in 39 tra missioni e operazioni internazionali (17 prorogate contro le 36 dell’anno precedente) con una consistenza media di 7.750 unità, un contingente massimo autorizzato di 12.100 unità, e un onere finanziario complessivo che ammonta 980 milioni per il 2025, a cui si aggiungerebbero 500 milioni per il 2026 per un totale di 1,48 miliardi di euro ripartito su due annualità. Aree di interesse, in uno scenario geopolitico definito “particolarmente complesso” che, per l’Italia, sono, secondo quanto relazionato dal generale Portolano, “il Mediterraneo, i Balcani, il Fianco Est della Nato, il Medio Oriente, il quadrante Sahel/Golfo di Guinea e il Corno d’Africa”.

Senza perdere di vista la rivalità per l’accesso alle risorse e gli effetti del cambiamento climatico. Aree influenzate dalla presenza di Russia e Cina i cui interessi, per “aumentare la loro sfera di condizionamento, strappando l’influenza occidentale”, si estendono dal Mediterraneo Allargato verso i Balcani dove le due potenze “stanno rafforzando il loro peso alimentando le dispute tra Serbia e Kosovo”, quindi in Africa dove “è in corso un processo di riconfigurazione degli allineamenti e degli equilibri di potere, con una crescente diversificazione delle partnership di Cina e Russia. In questo senso, la stabilità della Libia per noi rimane prioritaria, attesa la rilevanza sotto i profili migratori, energetico, securitario, e la permanente situazione di stallo politico in cui versa”.

Di rilievo l’impegno nel Mar Rosso, con l’operazione Aspides, che consente la salvaguardia e la sicurezza del traffico marittimo da e per il Mediterraneo attraverso Suez e quindi con un forte impatto sull’economia del Paese, minacciato dagli Houthi: “Si tratta di un’operazione fortemente voluta – ha ricordato Portolano -. Si potrebbe pensare di integrarla con l’operazione anti pirateria ‘Atalanta’, in quanto complementari e quindi si potrebbe pensare ad unico comando”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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