Nucleare, Artizzu “Per deposito nazionale processo che parta dalla base”

ROMA (ITALPRESS) – Per identificare il sito italiano che ospiterà il seposito nazionale dei rifiuti a bassa e media radioattività, dopo il decommissioning degli impianti nucleari, “è stata avviata la Valutazione ambientale strategica delle 51 aree individuate dalla Carta nazionale delle aree idonee (Cnai). Al termine, ci vorrà circa un anno e mezzo, si arriverà a una migliore individuazione delle caratteristiche territoriali, consentendo poi, attraverso un processo interattivo fra ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Sogin e Isin, di arrivare a un decreto finale e alla possibilità per i Comuni inclusi nella Carta di manifestare il proprio interesse. La decisione finale avverrà a valle degli approfondimenti tecnici a carico di Sogin sul territorio, verificati da Isin. Quest’altra fase occuperà circa due anni complessivamente”. Così, in un’intervista a greenreport.it, Gian Luca Artizzu, Ad di Sogin.
Gli approfondimenti riguarderanno solo i siti “che avranno manifestato interesse. A quel punto si dovrà prendere atto delle caratteristiche morfologiche, fisiche e anche politiche, nel senso di antropiche, del territorio, quest’ultime intese come le infrastrutture esistenti, la densità abitativa, ecc., e avviare la progettazione definitiva, sempre nel rispetto delle norme tecniche di Isin, che recepisce le normative internazionali per questo tipo di strutture e le adatta al nostro contesto. E, seppure in un clima di costruttiva collaborazione, è l’Isin, in qualità di controllore, ad avere sempre l’ultima parola”, spiega.
Quindi, prima della fine 2027 non sapremo dove sorgerà il deposito. “All’incirca sono quelli i tempi. Anche i tempi per la progettazione di dettaglio – aggiunge Artizzu – sono funzione delle caratteristiche del territorio che imporrà delle scelte progettuali diverse. Ovvio che alcune caratteristiche possano essere più facili di altre. A quel punto si tratterebbe di risolvere solo problemi tecnici che sono quelli che ci preoccupano di meno, perchè li sappiamo risolvere”.
L’Ad sottolinea poi che nessuno dei 51 siti all’esame della Vas combacia con quello di un vecchio impianto nucleare “e per un motivo banale. La guida tecnica Isin servita come base per l’individuazione dei 51 siti prevede determinate distanze dalle fonti d’acqua. Le centrali sono tutte lungo fonti d’acqua perchè la risorsa idrica serve per il funzionamento. Quindi di conseguenza vicino alle centrali non ci sono siti idonei, anche se ci potrebbero essere nei Comuni interessati a una distanza idonea dall’acqua. Comunque, le amministrazioni di tutti e 51 siti hanno fatto opposizione. La strada è molto in salita, ma continuo comunque a essere ottimista su una scelta volontaria di qualcuno dei Comuni inclusi nella Cnai. Io ero favorevole alla volontarietà fin dall’inizio. Trovo più democratico un processo che parta dalla base, dal territorio”, conclude l’Ad di Sogin.
(ITALPRESS).
– Foto: ufficio stampa Sogin –

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