Le offerte di Trump che non si possono rifiutare

di Stefano Vaccara
NEW YORK (ITALPRESS) – Trump porta avanti la sua agenda con un’efficienza spietata. Per i suoi sostenitori dimostra determinazione nel rispettare le promesse; per gli oppositori solo forza distruttiva che dovrebbe far impallidire anche coloro che lo hanno votato.
Trump cavalca una presidenza che appare sempre più “imperiale”,con due campi principali d’azione dai segnali più preoccupanti: l’abbandono dell’Ucraina e, sul fronte interno, la demolizione delle agenzie federali eseguita da Elon Musk.
Sull’Ucraina Trump ha ribaltato tutto, definendo Zelensky il dittatore responsabile della guerra invece che Putin.
Zelensky è in volo verso Washington per firmare alla Casa Bianca un accordo sulle terre rare con Trump. Ma più che un’intesa tra i leader di due paesi alleati, questa ormai appare come un’estorsione in pieno stile mafioso, con una differenza: almeno un boss assicura protezione in cambio del pizzo. Don Donald, invece, vuole le materie prime ucraine senza offrire alcuna garanzia di sicurezza in cambio.
L’intesa dovrebbe concedere infatti alle aziende americane il controllo sulle risorse strategiche ucraine, come litio e titanio, mentre Trump rifiuta di impegnare gli USA in un accordo di sicurezza che possa realmente proteggere Kyiv.
Zelensky non ha scelta: questa firma richiesta da Don Donald è come accettare un affare “che non si può rifiutare”.
Ancora più scioccante per il mondo intero, quando alle Nazioni Unite questa settimana gli Stati Uniti hanno rifiutato di condannare l’invasione russa dell’Ucraina. Washington all’Assemblea Generale si è dissociata dalla risoluzione degli alleati e ha votato insieme a Russia, Bielorussia e Corea del Nord. Poi al Consiglio di Sicurezza, ecco approvata una risoluzione americana “per la pace” che assolve la Russia: Francia e Regno Unito non hanno avuto il coraggio di porre il veto, ma insieme agli altri paesi europei del Consiglio hanno mostrato il dissenso astenendosi.
Il francese Macron e il britannico Starmer vanno alla Casa Bianca e implorano Trump che non si può correre il rischio di una pace che premia la Russia. Trump fa finta di nulla e semmai sfodera la sua arma preferita: le tariffe. Ha confermato che il 4 marzo partiranno quelle del 25% per Messico e Canada e un 10% in più per la Cina. All’Europa unita, accusata da Trump di essersi formata “per fregare gli Stati Uniti”, dazi al 25% senza eccezioni.
Col Regno Unito, Trump – almeno in pubblico – usa i guanti e ricevendo il premier Keir Starmer alla Casa Bianca, parla di accordi commerciali molto proficui per entrambi.
E quindi eccoci alla questione del DOGE di Elon Musk, con l’aggressione senza precedenti contro lo Stato federale. Trump ha dato al Dipartimento per l’Efficienza Governativa il via libera per demolire le agenzie ritenute “inutili”. Musk ha annunciato che con Doge punta a ridurre il debito pubblico di 3 mila miliardi di dollari entro settembre 2025, cioè deve tagliare 10 miliardi di dollari al giorno. Musk ha sottolineato l’urgenza di queste misure, dichiarando che la nazione rischia la bancarotta. I ministri di Trump lo ascoltavano prima impietriti, poi applaudendo al segnale del presidente che annuncia ai giornalisti in sala che tutti, nel suo governo, amano il lavoro che Musk sta facendo.
Ricordate? Il successo del programma televisivo “The Apprentice”, dove Trump ripeteva ad ogni puntata: “You are fire” (Sei licenziato).
Ma la Corte Suprema? E Il Congresso?
La Corte Suprema finora ha aiutato il presidente.
Quando un giudice federale ha ordinato all’amministrazione Trump di scongelare quasi 2 miliardi di dollari in pagamenti di aiuti esteri destinati a beneficiari di sovvenzioni, il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha temporaneamente bloccato l’ordine, concedendo più tempo per esaminare il caso. Già, la maggioranza conservatrice della Corte non sembra avere fretta di limitare il potere di Trump.
E il Congresso? Finora si è mostrato debolissimo. I repubblicani, con poche eccezioni, hanno sostenuto Trump.
Questa settimana, la Camera ha approvato una risoluzione di bilancio per l’anno fiscale 2025, in linea con l’agenda del presidente. La risoluzione prevede tagli alla spesa per 2.000 miliardi di dollari, con possibili ripercussioni su programmi come Medicaid, e destina fino a 4.500 miliardi di dollari in riduzioni fiscali. Tuttavia, la sua approvazione al Senato si preannuncia più difficile.
I possibili tagli ai programmi sanitari, in particolare Medicaid, fanno tremare alcuni senatori. Il senatore Angus King (Independent-Maine) in un discorso al Senato si è appellato a tutti i senatori a fermare, prima che sia troppo tardi, una presidenza che pretende poteri assoluti. King ha fatto capire che sta lavorando dietro le quinte, cercando di convincere i suoi colleghi repubblicani che Trump sta distruggendo la Costituzione.
Il potere della spesa spetta al Congresso, ripete il senatore King. Sembra che alcuni colleghi repubblicani lo ascoltino, ma avranno il coraggio di agire? O sono ormai rassegnati a lasciare che il potere presidenziale si espanda senza freni?
La risposta definirà il futuro della democrazia americana.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).

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