OROSCOPO
giovedì 27 aprile 2017

MONDIALI2014: NELLE SEMIFINALI IL SUMMIT DEL NUOVO CALCIO GLOBALE

07/07/2014 12.29

ROMA (ITALPRESS) - La vigilia delle semifinali è dominata da un atteggiamento dei media – e spesso dei tifosi – che vorrei definire antiquato. Soprattutto a proposito delle due grandi Sudamericane, Brasile e Argentina, dalla maggioranza dei calciofili ( e dei bookmakers) pronosticate finaliste del Mondiale 2014. Il dramma di Neymar, da una parte, e la perfetta salute di Messi, dall’altra, tendono ad attribuire ai due riconosciuti campioni (del Barcellona) un’influenza decisiva sul risultato; quindi tremanti i primi e gaudenti i secondi. Su questo piano, vedo in realtà i brasiliani e gli argentini alla pari, perché l’infortunio a Di Maria ha secondo me un peso altrettanto importante, visto che il madridista si è rivelato il migliore degli uomini di Sabella. Dettagli, tuttavia, solo dettagli. Perché ormai i Mondiali non sono più personalizzati, come accadeva ai tempi di Pelè e Maradona. Chi ha notato la novità tecnico/tattica del torneo brasiliano, ovvero la prevalenza del gioco organizzato in chiave difensiva (e dei portieri) sulla classica tendenza offensiva e fantasiosa del calcio sudamericano, non ha potuto fare a meno di rilevare che ormai tutte le squadre del mondo, anche quelle definite “esotiche” come la Colombia e il Costarica, sono in realtà formate di giocatori militanti soprattutto in Europa. Li ospitiamo ormai da decenni, li abbiamo “rapiti” a suon di dollari ai loro Paesi impoveriti, li abbiamo nutriti di tattica, di moduli (ai miei tempi l’audacia esotica era il 4-2-4), gli abbiamo insegnato a coprire più ruoli (rivedetevi David Luiz, detto “centrale” in realtà uomo partita contro la Colombia e non solo) e a schierare disinvoltamente fino a quattro punte che sanno in realtà occupare tutti i reparti come sapeva fare Rocco con il suo portentoso Milan. Ecco perché Brasile-Germania e Olanda-Argentina non introducono la Sfida dei Due Mondi ma semplicemente il Summit del nuovo calcio globale.

Solo dal punto di vista del tifo amo tornare all’antico, ricordando quante volte le quattro Potenze si sono affrontate in finale con alterna fortuna, spesso ferite da ingiustizie arbitrali (com’è successo all’Olanda in Argentina ’78 e all’Argentina in Italia '90) ma soprattutto per sfatare la leggenda che nega all’Europa una vittoria nelle Americhe. Insomma: mi piacerebbe una finale Germania-Olanda (rivincita del ’74 per gli orange che nonostante Crujiff e il Calcio Totale non hanno mai vinto un titolo) e ritengo che sia finalmente arrivata l’occasione di “punire” il Brasile che il suo Mondiale europeo l’ha vinto nel ’58, in Svezia, facendo esordire un ragazzo di diciassette anni detto semplicemente Pelè contro Liedholm, Gren e Skoglund. Rischio fino in fondo e dico Olanda, affascinato dall’ultima mossa di Van Gaal. Mi piacerebbe rivedere Cillessen e Krul, i Due Portieri, abbracciarsi con gioia e amicizia dopo un’altra storica vittoria. E il film lo regalarei a Buffon e Balotelli, i Due Nemici.
Italo Cucci (italo.cucci@italpress.com) (ITALPRESS).

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