OROSCOPO
sabato 24 giugno 2017

PAPA' PRANDELLI MODELLO BEARZOT SA QUELLO CHE FA

17/06/2014 12.30

di Italo Cucci

Sono preoccupato per gli “statimantici”, ovvero statistici scaramantici (e anche romantici) ai quali è andata giù fino a un certo punto la brillante partenza dell’Italia che ha piegato ai suoi voleri non il Camerun o gli USA ma la massima potenza calcistica (storica) guidata da Roy Hodgson, l’indimenticabile “The Fox” dell’Inter. Ahi ahi – sento dire – la Nazionale quando parte per le sue spedizioni di successo trova da sempre sul suo cammino – dal 1938 al 2006 - difficoltà di varia natura, tecniche e ambientali, calcistiche o politiche, soprattutto dovute a scandali o a “doppioni”, come avvenne con la staffetta Rivera - Mazzola a Mexico Settanta. Stavolta, tutto bene. Le scelte di Prandelli hanno creato qualche scontento (Rossi e Destro) ma non è il caso di far confronti – come ho letto e sentito – con la rivolta dei critici contro Vittorio Pozzo che aveva rifiutato di portare in Francia Fulvio Bernardini nel ’38 perché “troppo bravo”; contro Bearzot che aveva lasciato a casa nell’82 Pruzzo e Turone; e neppure con la levata di scudi degli intellettuali che nel 2006 volevano che Lippi restasse in Italia, ai…domiciliari, insieme a Buffon. Calma e serenità, sul fronte occidentale, a parte l’esistenza – non dico la presenza: l’esistenza – di Mario Balotelli, inviso ai più non per ragioni tecniche (quelle indicate da Berlusconi e dai corifei sono a dir poco fantasiose) ma personali, “nero” compreso. Papà Prandelli – molto simile a Bearzot nel lancio di giovani, vedi Darmian, e nella conduzione famigliare del gruppo – sa quel che fa, difende anche gli errori (Paletta chi?), minimizza le assenze (Buffon ha forse già trovato in Sirigu il sostituto) e finge una passione per il tiki-taka che nel primo quarto d’ora di Inghilterra-Italia è stato non solo noioso ma pericoloso: in quei minuti in particolare Sturridge e Rooney hanno tentato di farci la festa. Nella partenza positiva dell’Italia c’è il valore di un progetto tecnico rivoluzionario che potrà essere corretto (soprattutto in difesa) ma non abbandonato. Mentre non si capisce cosa vogliano fare Filippone Scolari con un Brasile di solisti capeggiati dal Divo Neymar, Alejandro Sabella che ha un’Argentina piena di punte ma immobile finchè non si scioglie Messi, o Vicente Del Bosque che non si decide ad archiviare le glorie passate innovando un modulo strasaputo, Prandelli punta su un centrocampo di ferro e oro e sulla “non presenza” di un centravanti immobile (doppio senso) preferendo un movimento offensivo supportato oggi da un grande Candreva, domani forse da Cassano o Cerci. Le inevitabili difficoltà in arrivo – questo è un Mondiale non il torneo dei bar – oggi si chiamano Costa Rica e per fortuna gli azzurri hanno già potuto vedere all’opera i disinvolti ragazzi di Jorge Luis Pinto guidati dal giovane Campbell che guizzava come un nipotino fra le gambe dei nonni uruguagi. Un confronto non facile ma alla portata della nostra potenza e della saggezza di Prandelli. Al quale potrei raccomandare solo di non lasciarsi frastornare dai complimenti copiosamente riversatigli dai soliti assaltatori del carro dei vincitori. Ho letto un bel titolo, ieri, “PRANDELLI D’ITALIA”, e son sicuro che qualcuno – appartenente al club delle “Jene” che Arpino opponeva a quello delle “Belle Gioie” – lo avrà memorizzato per eventuali giorni neri, pronto a trasformarlo in “BRANDELLI D’ITALIA”.
(ITALPRESS).